Mettiamo da parte il pessimismo e proviamo, una volta a settimana, a raccontarvi tre buone notizie dal mondo del lavoro femminile. Scoprirete che non esistono solo gender gap incolmabili e percentuali negative. Scommettiamo?

New York. Le ambasciatrici lanciano la campagna per nominare una donna guida dell’Onu. “L’Onu ha ormai 70 anni, il tempo di una vita intera. Facciamo sì che in futuro i suoi vertici includano donne di merito e nervi saldi” con queste parole l’ambasciatrice della Colombia Maria Emma Mejia ha lanciato recentemente la “Campagna per eleggere una donna segretaria generale dell’Onu”, organismo che, dalla sua nascita nel 1946, non ha ancora visto una guida femminile. Il 31 dicembre, infatti, scadrà il mandato di Ban Ki-Moon e nei prossimi mesi si aprirà la strada per nuove candidature. Eppure, qualcosa sembra promettere bene, perché in pole position, dicono gli esperti, sembrano esserci Federica Mogherini, già Alto Commissario dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, e Christine Lagarde, direttrice del Fondo Monetario Internazionale. L’appello di Maria Emma è stato subito condiviso da 20 ambasciatrici, che promettono di portare avanti la campagna per tutto il 2016.

Londra. La direttrice del Globe di Londra: “Quote rosa anche a teatro”. E promette attrici interpreti di ruoli maschili. Quote rosa su Shakespeare. L’idea è di Emma Rice, la direttrice artistica del celebre Globe Theatre di Londra, eletta lo scorso maggio, che in questi giorni ha chiesto che almeno la metà dei ruoli maschili nelle opere di William Shakespeare sia riservato alle attrici. “Non c’è nessuna ragione” ha spiegato la Rice “perché Gloucester nel Re Lear non possa essere una donna”. Una vera e propria rivoluzione, destinata a far discutere, che potrebbe cadere proprio nell’anno in cui si celebrano i primi 400 anni dalla morte di Shakespeare. 

Roma. Nel 2015 record di quote rosa: quasi un dirigente su tre è donna. Crescono in Italia le quote rosa ai vertici aziendali: solo nell’ultimo anno le dirigenti hanno superato il 29% rispetto ai colleghi uomini. Lo dice una ricerca dell’Aldai, l’Associazione Lombarda Dirigenti Aziende Industriali, e Federmanager che ha evidenziato il grande balzo in avanti avvenuto negli ultimi 5 anni nel nostro Paese, nonostante una media europea che si aggira intorno al 33%. A settembre in Italia 2010 il dato era del 25,9% (mentre gli uomini erano il 74,1%). Incoraggiante, infine, anche l’aumento della figura del padre in “congedo parentale”, che passa dal 7% del 2008 al 12,2% del 2014. Riusciremo, con l’anno nuovo, a superare anche questo primato?

Pubblicato il: 8 gennaio 2016
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