Mettiamo da parte il pessimismo e proviamo, una volta a settimana, a raccontarvi tre buone notizie dal mondo del lavoro femminile. Scoprirete che non esistono solo gender gap incolmabili e percentuali negative. Scommettiamo?

Riyad. Svolta storica: le donne potranno votare (e anche essere votate). Grandi novità in Arabia Saudita. Per la prima volta 284 consigli comunali in tutto il Regno vedranno la partecipazione attiva delle donne al voto: registrandosi nelle liste elettorali sia come candidate sia come semplici elettrici. In realtà il decreto che consentiva alla popolazione femminile di votare risale al 2011, ma verrà applicato per le elezioni locali previste per il 12 dicembre 2015. Un importante passo avanti per l’Arabia Saudita che, secondo il World Economic Forum, si classificava per condizioni delle donne tra i Paesi peggiori al mondo. La prima a candidarsi? Si chiama Jamal al-Saadi ed è un’insegnante. Quanti voti raccoglierà?

Londra. Più scienziate e artiste nei programmi accademici. Alcune scuole hanno lanciato in Gran Bretagna una campagna per far sì che libri e programmi scolastici includano donne che hanno fatto la storia in ambito scientifico e artistico. L’idea è partita dalla petizione di una diciassettenne inglese, Jesse McCabe, stanca di dover studiare solo compositori uomini. La sfida è stata raccolta da diverse scuole indipendenti che hanno stilato una lista di personaggi femminili immancabili in un piano di studi. E università prestigiose come Oxford e Cambridge non sono rimaste insensibili al problema: il “gender divide”, il divario di genere nell’educazione, sarà il tema di una conferenza entro fine anno.

New York. Mondo: le donne lavoratrici superano gli uomini in 17 Paesi. Una recente ricerca pubblicata dall’organizzazione no profit Population Reference Bureau e ripresa pochi giorni fa dal Wall Street Journal ha rivelato che le donne lavoratrici superano la metà della forza lavoro non agricola in 17 Paesi. Gli stati dove gli uomini sono una minoranza nei posti di lavoro? Si trovano soprattutto in Nord Europa, nell’Ex Unione Sovietica e nei Tropici. Nello specifico, si tratta di Lituania (53%), Estonia (52%), Finlandia (52%), Irlanda (52%) e Isreale (51%).

Pubblicato il: 4 settembre 2015
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