Mettiamo da parte il pessimismo e proviamo, una volta a settimana, a raccontarvi tre buone notizie dal mondo del lavoro femminile. Scoprirete che non esistono solo gender gap incolmabili e percentuali negative. Scommettiamo?

 

New York. L’appello di Robin Wright: “House of Cards? Sì, ma solo se pagata come Kevin Spacey”. È una dei protagonisti principali della serie Netflix House of Cards e anche tra le più amate dai fan: Claire Underwood, alias Robin Wright, è un personaggio che sa quello che vuole. E l’ha dimostrato anche qualche giorno fa quando, durante un intervento in occasione della propria campagna contro la depredazione delle risorse naturali del Congo, ha chiesto di essere pagata come il co-protagonista Kevin Spacey. “Voglio essere pagata come Kevin” ha dichiarato Robin che, come lui, non solo è apparsa in tutti e 52 gli episodi della serie, ma ne ha anche diretti alcuni. “Ho visto le statistiche e ho notato che per un certo periodo il personaggio di Claire era più popolare di Frank. Ho investito in questo ruolo e ho detto: o mi pagano o mi espongo pubblicamente. E l’ho fatto”. La Wright non è la prima attrice a schierarsi a favore della parità salariale tra uomini e donne (ricordate Jennifer Lawrence?) ma nel caso di House of Cards non poteva essere altrimenti: “È un paradigma perfetto” ha continuato “ci sono pochissimi film o serie dove l’uomo , il patriarca, e la matriarca sono uguali. In House of Cards succede”. Bisogna aggiungere altro?

Londra. “Un colpo di tacco” che mette in moto una piccola rivoluzione femminile. Il nome di Nicola Thorp, segretaria inglese ventisettenne, sta facendo il giro del mondo. Da poco assunta nella grande società di revisione e consulenza fiscale PwC, la Thorp si è vista sospendere la paga, perché non d’accordo con la regola di dover indossare obbligatoriamente scarpe con il tacco. “Il mio lavoro comporta accogliere i clienti all’ingresso e accompagnarli dai consulenti. Ho detto che non ce la facevo a stare in piedi sui tacchi per nove ore di seguito”. Queste le parole della giovane segretaria, che, dopo essersi licenziata, ha deciso di condividere la sua esperienza sul web dove (a sorpresa) ha trovato molti casi simili. Da qui l’idea di lanciare una petizione online contro l’obbligo lavorativo di indossare le scarpe con il tacco. Una richiesta, questa, considerata “obsoleta e sessista”. L’appello ha raccolto in pochi giorni già 20 mila firme, tra cui quella di avvocati e sindacalisti uomini pronti a difendere il diritto delle donne di indossare le scarpe che preferiscono. Anche in ufficio.

Parigi. “Non staremo più zitte”: la promessa di 17 ex ministre francesi contro gli abusi (anche sul luogo di lavoro). Partiamo dai dati negativi: secondo un’inchiesta francese del 2014 una donna su cinque, nel corso della sua vita professionale, deve affrontare una molestia sessuale e di queste sono pochissime quelle che denunciano o ricorrono alla giustizia. Qualcosa però potrebbe cambiare presto, almeno in Francia, perché pochi giorni fa 17 ex ministre francesi hanno scelto di unire le forze e lanciare un appello per ribellarsi all’omertà dilagante. “Ci siamo impegnate in politica per ragioni diverse” hanno dichiarato ai quotidiani francesi “difendiamo idee differenti ma condividiamo la volontà che il sessismo non abbia più posto nella nostra società. Questo tema non è lontano dal nostro universo, anzi, ma il mondo politico ha il dovere di darne esempio”. L’invito è stato subito colto da Laurence Rossignol, ministra per i Diritti delle donne, che ha proposto l’allungamento dei termini per la prescrizione da tre a sei anni per chi subisce violenze e la possibilità per le associazioni di sporgere denunce al posto delle vittime. Cambieranno le cose? Non ci resta che stare a vedere.

 

Pubblicato il: 20 maggio 2016
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