Mettiamo da parte il pessimismo e proviamo, una volta a settimana, a raccontarvi tre buone notizie dal mondo del lavoro femminile. Scoprirete che non esistono solo gender gap incolmabili e percentuali negative. Scommettiamo?

Sidney. La carica delle campionesse a Rio 2016: per la prima volta le sportive convocate sono più degli uomini. Sono 219 (su un totale di 409 atleti) le sportive australiane che gareggeranno alle Olimpiadi di Rio 2016, dal prossimo 5 agosto. Un piccolo record, che vede per la prima volta le donne essere più numerose degli uomini nel team dell’Australia. Su questa percentuale (50,6% sono donne) ha voluto esprimersi anche Kitty Chiller, capo missione della squadra olimpionica australiana: “L’equilibrio di genere è qualcosa di incredibilmente importante nel movimento olimpico, in particolare in Australia, e raggiungere uno stadio dove gareggiano più donne che uomini è un risultato che mi rende orgogliosa. È arrivato il momento di dare credito agli atleti di sesso femminile e i riconoscimenti che meritano”. Sembra a tutti gli effetti che lo sport femminile, almeno in Australia, sia finalmente decollato.

New York. Collaborazione al femminile in vista delle Presidenziali: grande successo per lo spot delle piccole sostenitrici di Hillary Clinton. Non è bastato il discorso di Michelle Obama, che pochi giorni fa, durante la convention democratica a Filadelfia, ha sostenuto la candidata alla Presidenza americana Hillary Clinton (“grazie a lei, le mie figlie – e tutti i nostri figli e le figlie – ormai possono considerare normale che una donna diventi Presidente degli Stati Uniti”), ma anche un video virale, “Dear Hillary” racconta della solidarietà femminile in vista delle elezioni del prossimo novembre. Protagoniste bambine americane con poco più di 8 anni che, leggendo le proprie letterine, hanno voluto dimostrare il loro appoggio e dimostrato di avere le idee già ben chiare sul loro futuro: “Cara signora Clinton, è ridicolo che, da George Washington a Barack Obama, non ci sia mai stato un presidente donna prima”, “Spero che tu possa incoraggiare le persone a salvare la Terra”, “Mi ispiri a poter diventare da grande chiunque vorrò essere”. Piccoli sogni che forse, un giorno, potranno davvero realizzarsi.

Dakar. #RewritingTheCode: la campagna virale che favorisce l’emancipazione delle donne africane. Sigesta, Bèye, Mramadan, Miouma… sono solo alcune delle app senegalesi nate grazie alla campagna #RewritingTheCode (lanciata dalla presidente Sarah Brown) che permette alle donne tra i 5 e i 24 anni, grazie a scuole di programmazioni, di decidere cosa fare del proprio futuro. Sono sempre più numerose le donne senegalesi che hanno scelto di dare una svolta alla propria vita dedicandosi alla tecnologia e creando app: da quella che permette di scambiarsi libri a quella usata per organizzare lezioni online. “Vorrei che i giovani senegalesi capissero che per avere successo non c’è bisogno di lasciare il nostro paese, che possono rimanere qui ed essere felici” così si è espressa Moussoukoro Diop, ingegnere informatico, come a sottolineare che anche il Senegal sta diventando a tutti gli effetti uno stato 2.0 a misura di donna.

Pubblicato il: 29 luglio 2016
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