Mettiamo da parte il pessimismo e proviamo, una volta a settimana, a raccontarvi tre buone notizie dal mondo del lavoro femminile. Scoprirete che non esistono solo gender gap incolmabili e percentuali negative. Scommettiamo?

 

Woodstock. Boom di donne in agricoltura. E nel 2030 le aziende agricole gestite da donne arriveranno al 75%. Lo ha rilevato un recente studio statunitense, pubblicato pochi giorni fa dalla rivista americana The Atlantic, il 37% dei grandi terreni agricoli americani è di proprietà femminile (nel 2012 erano il 14%, contro il 5% del 1978). Una tendenza che non sembra arrestarsi perché, si prevede nello studio, nel 2030 le aziende agricole gestite da donne potrebbe arrivare a toccare il 75%. Il merito? In primis il calo della natalità (che lascerebbe sempre più aziende alle figlie femmine), ma anche dell’irresistibile attrazione del settore agricolo nelle giovani generazioni americane e soprattutto le scelte della politica. Il Dipartimento dell’Agricoltura, infatti, per evitare forme di sessismo e di discriminazione (come truffe assicurative) sta istituendo prestiti riservati alle imprenditrici agricole considerate meno abbienti o socialmente svantaggiate.

Bologna. Quando la rivoluzione parte dal linguaggio: a Bologna i nomi di ruolo saranno anche al femminile. Dai prossimi giorni in tutti i documenti dell’Università di Bologna saranno inseriti i nomi di ruoli e cariche al femminile: così la burocrazia non riconosce solo professori, direttori, ricercatori e dottori, ma anche professoresse, direttrici, ricercatrici e dottoresse. Così ha deciso Chiara Elefante, linguista presso l’Università di Bologna, che, appoggiata anche dalla professoressa di informatica Paola Salomoni, ha dato il via a una vera e propria “rivoluzione rosa”, con l’obiettivo di coinvolgere al più presto anche gli altri atenei italiani. L’obiettivo: non è semplice femminismo, ma rendere più visibile la differenza tra uomini e donne nel corpo docente e sensibilizzare sulla ridotta presenza femminile. Solo nel 2015 infatti le professoresse erano 142 contro 514 colleghi uomini, mentre tra gli studenti le giovani mostrano di essere più brillanti rispetto agli studenti maschi. Quali saranno gli altri atenei che seguiranno l’esempio emiliano?

Los Angeles. Nell’Academy Awards più spazio alle minoranze: in giuria crescono donne e afroamericani. Ricordate la polemica #OscarsSoWhite dell’ultima edizione sulla scarsa presenza nei film degli Oscar data alle donne e agli uomini di colore? Il prossimo anno le cose potrebbero cambiare: pochi giorni fa infatti l’Academy Awards ha annunciato l’arrivo di 683 nuovi membri, la metà dei quali appartenenti a minoranze: sono infatti il 46% le registe, attrici e sceneggiatrici che potrebbero entrare nell’istituto di cinema degli Stati Uniti, tra cui Emma Watson, Freida Punto, Brie Larson e Tina Fey. Se dovessero accettare tutte l’invito, l’Academy sarebbe caratterizzata per il 27% da donne, con un incremento del 2% rispetto al 25% attuale. L’obiettivo, comunque, è quello di raddoppiare le partecipanti entro il 2020. Riusciranno a raggiungere l’ambizioso traguardo?

 

Pubblicato il: 1 luglio 2016
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