Il tirocinio aiuta a entrare nel mondo del lavoro, e spesso a rimanerci: ecco una guida completa per sapere tutto, ma proprio tutto, dell’esperienza che ti cambia la vita.

Dopo anni sui libri, è arrivato il momento di mettere da parte la teoria e applicare tutto ciò che si sa in un tirocinio formativo. Il tirocinio è uno strumento prezioso per le carriere, un’esperienza che permette di entrare azienda e capire per la prima volta cosa significa mettere mano alla materia, gestire le dinamiche aziendali e i rapporti coi colleghi. E Luisa Todini, HR Director per diverse realtà industriali italiane, conferma: l’esperienza vale più di un 110. Ecco una guida per capire cos’è il tirocinio, chi può attivarlo e quali sono i relativi diritti.

Che cos’è?

Il tirocinio è un’esperienza di orientamento che non risponde al classico rapporto di lavoro subordinato: solitamente, lo si affronta tramite il supporto di un ente promotore, come l’università, che si assicura che il tirocinante impari le mansioni e ne garantisce tutela. E’ l’ente promotore, infatti, che attiva una precisa convenzione e ne descrive il progetto formativo, ovvero obblighi e compiti da seguire.

Mi pagano?

Il tirocinio, che si distingue dal praticantato perché di fatto non prepara all’abilitazione alle libere professioni, non è un rapporto di lavoro subordinato: quindi non vi è nessun obbligo di retribuzione, se non il pagamento dell’INAIL (contro gli infortuni) e la copertura assicurativa civile. Un rimborso spese, quindi, è augurato ma non obbligatorio, se si attiva lo stage tramite un ente. Al contrario, per tutti gli altri tirocini (chiamati anche “stage”), dal 2016 è obbligatorio una retribuzione minima di 600€, variabile in base alla Regione.

Quale tirocinio fa per me?

Vi sono diversi tipi di tirocinio: il tirocinio extracurriculare e professionalizzante, della durata minima di 6 mesi e riservato a neolaureati o neodiplomati; il tirocinio curriculare, a cui possono partecipare studenti di scuole superiori o università, non soggetto a retribuzione, ma la cui convenzione garantisce l’acquisizione di crediti formativi; il tirocinio di reinserimento nel mondo del lavoro, dedicato ai cassaintegrati affinché possano essere riqualificati.

Quanto dura?

La durata del tirocinio varia in base al suo obiettivo formativo: i disoccupati hanno diritto ad almeno sei mesi di esperienza, in base alle liste di mobilità. Stesso periodo è riservato a coloro che hanno conseguito la laurea da meno di diciotto mesi. Menzione speciale meritano coloro che fanno parte di programmi di ricerca e dottorati di specializzazione: per loro, i mesi possono essere anche dodici, in linea con gli obiettivi di ricerca e i suoi tempi. Categorie speciali come portatori di handicap, invece, hanno diritto a periodi che vanno da un anno ai ventiquattro mesi.

Posso diventare un’azienda ospitante?

Se invece stai dall’altra parte della scrivania e vorresti formare uno stagista, la risposta è: si, possono diventare ospitanti sia le aziende pubbliche che quelle private. Unico limite? I tirocini extracurriculari non possono essere più del 10% se i lavoratori sono più di 20, come stabilisce la Legge 148 del 2011.

 

 

Pubblicato il: 25 febbraio 2017
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