Le ricerche condotte negli ultimi anni parlano chiaro: le startup femminili falliscono poco. Ma le reticenze sono ancora moltissime: paura di fallire, di non poter dedicare molto tempo alla famiglia…Ecco i motivi per lanciarsi nel mondo del business e uscirne vincenti.

4569 startup avviate nell’ultimo anno (il 76% in più rispetto al 2014), quattro su dieci attive nel settore dei servizi, e ben il 23% attive nel mercato internazionale: sono questi i numeri da record dell’innovazione in Italia, realtà che si espande non solo al Nord (con Lombardia ed Emilia Romagna in testa), ma anche al Sud, soprattutto a Napoli e in Puglia. Cifre possibili anche grazie agli ultimi stanziamenti, ma soprattutto grazie al talento di giovani dalle grandi idee. E, in tema di grandi idee, le donne sembrano saperla lunga: una ricerca condotta da Fractl Analytics, ha evidenziato come solo il 18% delle startup internazionali che falliscono sono capeggiate da donne. E a giudicare dai concorsi, dagli incentivi e dai finanziamenti, sembra proprio che molti se ne siano accorti.

Questione di valore

Il motivo di tanto successo? Dallo studio “Donne al timone” condotto dal Dow Jones durante il 2015, pare che, su un campione di 20 mila imprese, un’azienda su cinque sia rosa, e – guarda caso – nessuna di queste sia coinvolta in un fallimento conclamato. L’arrivo di una donna, infatti, pare arricchisca il processo decisionale grazie a maggiore elasticità, che garantisce punti di vista differenti, e modi originali di reclutare clienti. Ma non solo: è dimostrato che le donne sono molto più prudenti in tema soldi e finanza, ponderino meglio gli investimenti e diversifichino meglio il rischio.

L’importanza del diversity management

Non solo una questione di pari opportunità: i vantaggi del diversity management sono tangibili, e pare che le startup se ne siano accorte: già nel 1992 il Governo aveva varato la legge n. 215 per la facilitazioni all’imprenditoria in rosa e, per tornare ai giorni nostri, verso la fine nel 2015 il Ministero dello Sviluppo Economico ha messo a disposizione ben 50 milioni per giovani e donne. E pare proprio che l’età non sia una discriminante: secondo Manager Italia, le donne che decidono di avviare un’impresa poco prima di sposarsi o avere un figlio hanno la stessa probabilità di gestirla di chi non compie il grande passo.

Non siete ancora convinte?

Il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro ha condotto una ricerca su un campione di 1000 donne imprenditrici, chiedendo loro di dare qualche consiglio per rompere il “soffitto di vetro”: ben il 94,5% delle professioniste ha ritenuto le proprie caratteristiche femminili come fattore decisivo per la buona riuscita del business, seguito dal sostegno della famiglia. Tra i modelli di management vincenti, molte puntano alla visione strategica, all’attenzione alla qualità della vita di lavoro, alla condivisione degli obiettivi e alla ricerca di soluzioni ad hoc. Risulta comunque sempre fondamentale il fattore “coraggio”: le resistenze psicologiche riguardano soprattutto il timore del fallimento e la pressione del work-life balance. Ma con numeri così, chi ha paura?

Pubblicato il: 9 giugno 2016
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