In un mondo dove è l’autorealizzazione a farla da padrone, una caratteristica come la modestia diventa sempre più un tesoro raro: come sfruttarla a vantaggio della carriera?

Modestia fa rima con umiltà: una qualità che – durante la corsa verso l’autorealizzazione – si perde sempre più di vista, a discapito di tutto ciò che un pregio del genere potrebbe insegnare a se stessi e al prossimo. Ed è un concetto da non sottovalutare, secondo Francesco Alberoni, sociologo e giornalista: “La modestia è un modo d’essere che ha la sua essenza nel non voler essere superiore agli altri e nel non dare loro disturbo”. Ma attenzione: non significa chiedere scusa ogni volta che si dimostra il proprio valore, ma essere consapevole dei propri limiti, per poi superarli.

Modestia: quando l’equilibrio è importante

Tessere le proprie lodi è fondamentale per la crescita professionale: per quanto ci si possa affidare al giudizio di mentor  e colleghi, spesso la riuscita di un progetto o di un lavoro dipende dalla sicurezza in sé e dalle competenze messe in atto. Tuttavia, è facile cadere nella trappola dell’eccessiva autostima: uno studio dell’ University of Pennsylvania condotto su un gruppo di studenti ha rilevato che una considerazione di se stessi troppo alta – se poi viene disattesa – provoca una forte depressione. L’esibizionismo, quindi, danneggia l’operato, perché mette al centro il soggetto e non il lavoro svolto. “Lasciando parlare i fatti, invece”, asserisce lo psicologo Andrea Epifani, “il valore di chi ha svolto il progetto verrà automaticamente riconosciuto, senza bisogno di aggiungere altro”.

Quali i pro?

Spesso la modestia va di pari passo con la timidezza: infatti, ben il 40% dei timidi si ritiene anche estremamente modesto. Si pensa spesso alla timidezza, e quindi alla modestia, come un problema da affrontare. “In realtà non è proprio così”, continua il dottor Epifani. “La timidezza diventa un problema da affrontare solo quando sfocia in un vero e proprio disturbo d’ansia sociale. Del resto, è semplicemente un lato della personalità come l’estroversione. Così come la modestia.” Pare infatti che essere modesti aiuti ad ascoltare di più, apparendo così maggiormente empatici, caratteristica fondamentale di un buon leader. Inoltre, la modestia permette di risultare attraenti agli occhi degli altri: non mettersi al centro dell’attenzione rende maggiormente accessibili al prossimo, evitando il senso di disagio che scaturisce dal sembrare minacciosi ed ego-centrici. Un altro lato positivo dell’essere modesti risiede in un fattore prettamente fisiologico, e spiegato scientificamente grazie ad uno studio condotto da Daniel K. Campbell-Meiklejohn del Neuroimaging Center di Londra: essere modesti e (un po’) timidi stimola una particolare area del cervello, lo striato ventrale, che amplifica le sensazioni di benessere che seguono l’essere stati premiati e il relativo rinforzo positivo; in poche parole, quando si è modesti si dimostra maggiore gratitudine, migliorando il rapporto con gli altri. Infine, pare che le persone modeste siano più credibili: ispirano maggiore fiducia rispetto alle estroverse (che risultano invece aggressive ai più), andando a rafforzare alcune caratteristiche non verbali che si sono dimostrate in precedenza, come la voce calda e l’apparenza generale da “brava persona”.

 Tutti i grandi sono modesti

 Insomma, pare proprio che la modestia – così come la timidezza – sia un problema solo se lo si rende tale. In fondo, molti grandi timidi sono diventati grandi personaggi, e in lavori dove davvero non ci si aspetta che sia la modestia a farla da padrona. Un esempio? Il mondo cinematografico ne è pieno: grande timido è Brad Pitt, più volte definito l’uomo più bello del mondo, appellativo per il quale ha ringraziato più volte senza esserne troppo convinto. E che dire di Tom Hanks, che ha più volte dichiarato che quei due Oscar vinti proprio non se li meritava (nonostante sia stato uno dei pochi attori nella storia ad averli ricevuti consecutivamente!). Infine, l’emblematico esempio di Albert Einstein, che ai tempi dichiarò come l’intuizione della teoria della relatività fu solo <<un colpo di fortuna mentre mi radevo la barba>>. Non per questo oggi vengono considerati meno bravi, meno belli o meno geniali: in questo sta la magia della modestia.

Pubblicato il: 21 luglio 2016
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